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Chiese ed edifici ecclesiastici

Tratto dall'"Enciclopedia Spilambertese" di Silvio Cevolani

 

 


 

Chiesa di Santa Maria del Carmine

Chiesa di santa maria del carmine

 


In realtà, Chiesa di Santa Maria del Carmine, sorge a poche centinaia di metri a sud del centro storico sulla Via per Vignola. All'origine di questo luogo di devozione vi è un episodio di violenza: nel 1641 uno Spilambertese, tale Martino Pedroni, fu proditoriamente assalito e ferito mentre pregava ai piedi di una quercia a cui era affissa un'immagine della Madonna del Carmelo. II Pedroni, scampato alla morte, eresse in questo luogo una maestà trasferendovi l'immagine della Madonna (stampata su carta) cui attribuiva la propria salvezza. Ben presto la fama della Beata Vergine del Carmelo cominciò ad essere oggetto di culto, sicché le autorità ecclesiastiche fecero abbattere la piccola cappella in cotto ed erigere al suo posto la chiesa che esiste tuttora e che fu completata nel 1647.


II terreno fu donato dal Marchese Guido Rangoni, anche allo scopo di destinare il nuovo edificio sacro ad accogliere le sepolture di famiglia. L'attuale costruzione è ancora quella originale, salvo l'eliminazione del portico antistante la facciata, abbattuto nel 1935 allo scopo di allargare la strada, allora di circonvallazione. Nella chiesa, che raccoglie le spoglie mortali di alcuni Rangoni-Bentivoglio, sono presenti numerose opere d'arte, fra cui ricorderemo una Adorazione dei Magi, un Sani 'Antonio da Padova ed un Transito di San Giuseppe, tutti del XVIII secolo. Degni di menzione inoltre un paliotto in scagliola, opera del carpigiano Giovanni Gavignani, rappresentante San Francesco nell'atto di ricevere le stimmate; la tela del Manzini, sempre del XVIII secolo, posta sull'altar maggiore; e una via crucis di formelle ad olio su croci di legno, opera di Emilio Giusti. L'immagine originale della Madonna del Carmelo è invece stata rimossa ed è oggi conservata nella canonica di San Giovanni. La Chiesa del Carmine occupa un posto particolare nel cuore degli Spilambertesi: piccola e raccolta, nel mese di maggio è sede di uno dei rosari più seguiti e non di rado viene preferita alle parrocchiali per la celebrazione dei matrimoni. La terza domenica di luglio (il 16 di questo mese è dedicato alla Madonna del Carmine) è sede di una sagra, caratteristica per la processione serale con fiaccole.



 

Chiesa di San Giovanni Battista

Chiesa di San Giovanni Battista

 

Sede di una delle due Parrocchie in cui, fino al 1969, fu diviso il paese. Nel 1210, alla fondazione del castello di Spilamberto, Raimondo, Abate del Monastero di Nonantola, chiese al Papa di edificare una chiesa nel nuovo centro. Allo stesso tempo il Vescovo di Modena, Martino, senza attendere autorizzazioni costruì una propria chiesa, associandola alla Parrocchiale di San Vito e dando così origine alla secolare Questione delle due Parrocchie (vedi). Papa Innocenzo III, investito della contesa fra i due prelati, nel 1214 autorizzò più o meno salomonicamente l'Abate a fabbricare una chiesa e il Vescovo a mantenere la propria, appunto quella che venne poi intitolata a San Giovanni Battista. All'inizio del XVI secolo, aumentando il peso di Spilamberto, sede del feudatario Marchese Rangoni, rispetto a San Vito, la qualifica di Parrocchia fu trasferita da questo a Spilamberto, invertendo così i ruoli precedenti.
La procedura può apparire strana, ma doveva essere a quei tempi relativamente frequente: una cosa analoga si verificò infatti a Vignola, dove la Chiesa dei Santi Nazario e Celso entro il Castello di Vignola, da dipendente dalla Pieve di San Martino in centun ripis, poi ne divenne matrice. Divenuta dunque Parrocchia, San Giovanni rimase tale fino al 1969, quando fu pastoralmente unificata con la Parrocchia di Sant'Adriano. L'edificio originale della chiesa era probabilmente più piccolo dell'attuale, stante la prescrizione di realizzare portici sui lati prospicienti le contrade, ed era rivolto classicamente con l'altare verso oriente e l'ingresso a ponente. La costruzione resse fino al 1731, quando si decise di abbatterla e di ricostruirla dalle fondamenta. Il nuovo edificio, inaugurato nel 1757, risente in modo evidente del contrasto fra il poco spazio disponibile e la volontà di realizzare un'opera imponente. Costituito da tre navate, si estende infatti fin sul bordo delle vie Umberto I e San Giovanni e, allo scopo di avere l'ingresso principale sul principale incrocio del paese, capovolge l'orientamento tradizionale, ponendo l'altar maggiore verso ponente. Dei pochi spazi disponibili risentì anche la sacrestia, in origine costituita solo da quel piccolo ambiente oggi occupato dalla cappella di San Giuseppe. Solo nella seconda metà del XIX secolo, acquistata la casa di Via San Carlo adiacente alla chiesa, si poté realizzare l'attuale sacrestia, inaugurata nel 1883. Il campanile attuale fu costruito contemporaneamente alla chiesa, ma in origine fu condotto solo fino all'altezza del castello delle campane; il secondo castello fu aggiunto nel 1892. Le pareti della chiesa sono adornate da affreschi di Augusto Valli (1867-1945), cui sono dovute anche l'ancona absidale raffigurante l'ultima cena, il quadro con Il transito di San Giuseppe ed un dipinto raffigurante Sant'Anna. La chiesa contiene numerose altre opere d'arte, a partire dalla statua di San Giovanni Evangelista di Giuseppe Obici, copia in gesso dell'originale marmoreo eseguita dall'autore stesso; 15 formelle rotonde in terracotta raffiguranti i misteri del Santo Rosario, opera di Prudenzio Piccioli, a cui è dovuta anche la statua in terracotta che orna il fonte battesimale; e un Ecce Homo di Adeodato Malatesta. Nella chiesa viene inoltre conservato un prezioso crocifisso in bronzo dorato, opera un tempo ritenuta di origine bizantina ma attualmente fatta risalire al secolo XII. Tra i tesori della chiesa possiamo poi considerare anche i costumi da guerriero che, a ricordo della battaglia di Lepanto, ancora oggi vengono fatti sfilare nella processione che solennizza la festività della Madonna del Rosario.

 


 

Chiesa del Convento dei Padri Agostiniani

Chiesa adiacente al convento stesso, dedicata prima alla Santissima Annunziata poi al Santissimo Nome di Maria. Chiesa di brutta struttura ed informe, come la definisce il prevosto di Sant'Adriano Vincenzi, quando il complesso nel 1804 fu ceduto dalla Curia alla famiglia Gregori, essendo ormai cadente fu demolita. Deve la sua maggior notorietà alla tradizione secondo cui vi avrebbe celebrato Messa Martin Lutero, ospitato nel Convento durante un suo viaggio a Roma antecedente all'apostasia. L'izzJarne eresiarca (citiamo dal libro di Don Domenico Muratori del 1904) avrebbe apposto la propria firma su una delle vacchette che raccoglievano l'elenco dei celebranti. Il documento fu per un certo tempo conservato in Municipio, poi se ne sono perdute le tracce.

 


 

Chiesa di Sant'Adriano III Papa

Chiesa Sant Adriano

 

Sede di una delle due Parrocchie in cui, fino al 1969, fu diviso il paese. Nel 1210, alla fondazione del castello di Spilamberto, Raimondo, Abate del Monastero di Nonantola, chiese al Papa di edificare una chiesa nel nuovo centro. Allo stesso tempo il Vescovo di Modena, Martino, senza attendere autorizzazioni costruì una propria chiesa, associandola alla Parrocchiale di San Vito, e dando così origine alla secolare Questione delle due Parrocchie (vedi). Papa Innocenzo III, investito della contesa fra i due prelati, nel 1214 autorizzò più o meno salomonicamente il Vescovo a mantenere la propria chiesa e l'Abate a fabbricarne una. Nacque così la chiesa di emanazione nonantolana che venne intitolata a Papa Adriano III, morto in quei luoghi e sepolto nell'Abbazia.

Come amava ricordare Don Quirino Bergamini, prevosto di Sant'Adriano dal 1924 al 1948, quella spilambertese è l'unica chiesa intitolata al Pontefice scomparso nell'anno 885. La chiesa di Sant'Adriano rimase poi sotto la giurisdizione dell'Abbazia di Nonantola fino al 1568, quando fu ceduta al Vescovo di Modena. Continuò comunque ad essere autonoma fino al 1969, quando fu pastoralmente unificata con la Parrocchia di San Giovanni. L'edificio originale, di cui non è noto l'anno esatto di fabbricazione, subì una radicale ristrutturazione nel 1589 a spese dell'intera comunità, della Confraternita di Santa Maria degli Angeli e del Marchese Rangoni. Nonostante questo nel 1713 la chiesa dovette essere abbattuta (dell'edificio precedente rimase in piedi solo il muro a settentrione) e ricostruita dalle fondamenta su progetto dell'architetto modenese Giovanni Antonio Franchini; l'opera fu completata nel 1733. Successive modifiche furono apportate nel XIX secolo: il campanile fu eretto nel 1828, la nuova sagrestia nel 1834 e tra il 1885 e il 1887 furono rifatti l'intonaco, il pavimento e venne rinnovata la facciata sotto la direzione dell'architetto Vandelli. Come ricordato nel libro di don Quatrini Storia documentata della chiesa di Sani 'Adriano Papa in Spilamberto (1895), la costruzione del campanile non fu diretta dal genio di alcun architetto, ma dal buon gusto del parroco, del Tacconi e del capomastro savignanese Della Giovanna. La chiesa, ad una sola navata con altari laterali, è adornata di affreschi, opera del Forti, e da numerose importanti opere d'arte fra cui ci limitiamo a ricordare la statua in terracotta della Beata Vergine della Rondine, attribuita a Michele da Firenze (1440); bassorilievo in terracotta della Beata Vergine degli Angeli, di anonimo del XV secolo; Tondo della Beata Vergine della Provvidenza, del fiammingo Teodoro D'Errico (1597); dipinto della Beata Vergine della Ghiara, del ferrarese Ippolito Scarsella, detto lo Scarsellino (1607); la Beata Vergine in Gloria con i Santi Geminiano e Antonio Abate, nonché il San Mauro Abate di J. Zoboli (1714); Martirio di Sant'Andrea, San Mauro che appare agli ammalati e San Mauro con i Santi Placido e Scolastica, tutti opera di Francesco Stringa (c. 1635-1709); San Francesco d'Assisi, olio su tela di Francesco Madonnina (XVI-XVII secolo); SS. Trinità e l'Immacolata, di Franciosino da Castelvetro (XVIII secolo); Santa Rosa da Lima, di ignoto (1684); un San Michele Arcangelo, attribuito a Francesco Madonnina o a Domenico Carnevali; ed infine una Deposizione del Cristo morto, opera in terracotta eseguita nel 1833 dallo spilambertese Prudenzio Piccioli. La chiesa è poi dotata di un organo a canne del XVI secolo attribuito al celebre organaro Giovanni Cipri. Lo strumento è contenuto in una cassa lignea ornata di raffinati fregi, opera dell'organaro Francesco Traeri che restaurò lo strumento nel 1721.

 


 

Chiesa delle Monache Cappuccine

Chiesa delle Monache Cappuccine

 

Era la chiesa dell’attiguo monastero voluto da Bianca Rangoni per l’educazione delle giovani di famiglia povera e realizzato solo nel 1686 da Suor Angela Pica, fondatrice dell’ordine spilambertese delle Monache Cappuccine Scalze di S. Francesco. Ben presto l’istituto divenne un educandato di prestigio e famoso, e godette della protezione dei Rangoni. Dal 1810 custodisce le spoglie mortali della nobile famiglia spilambertese che ne ha fatto la propria cappella privata trasferendovi anche i monumenti sepolcrali e le lapidi già nel distrutto Convento degli Agostiniani, fuori dalle mura. Sul fianco sud della chiesa si apre il cortile che è detto della Racchetta perché in esso si giocava a volano, si tirava di scherma e si ospitavano rappresentazioni dei comici e saltimbanchi.

 

 

 


 

Chiesa di Santa Maria degli Angeli

Chiesa di Santa Maria degli Angioli

 

Chiesa appartenuta all'omonima Confraternita, in origine era costituita da un semplice oratorio annesso all'Ospedale gestito dalla Confraternita stessa. Centro attivissimo delle attività religiose del sodalizio, ne seguì prima l'ascesa, trasformandosi in Chiesa vera e propria, e poi la decadenza: chiusa al culto dal 1910 (veniva aperta solo in occasioni particolari, quale la festa di Sant'Antonio Abate, il 17 gennaio), nel 1929 fu ceduta a titolo gratuito alla Parrocchia di Sant'Adriano. Occupata dai militari durante il secondo conflitto mondiale, lo stato di degrado in cui fu ridotta ne provocò la sconsacrazione. Fra il 1955 e il 1959 fu sede della Cooperativa Edile di Spilamberto per poi essere ceduta ad un privato che ne fece un'officina di riparazione autovetture.

Attualmente è in discussione la possibilità di un radicale restauro che permetta di farne un auditorium per manifestazioni culturali. L'edificio attuale fu costruito fra il 1632 e il 1637, il momento di massima prosperità della Confraternita, ed è costituito da una sola navata con un ambiente laterale quadrato, detto Coro, in cui si riunivano i membri della Confraternita. II campanile invece è molto più tardo, come costruito fra il 1857 e il 1868 sulla base di una donazione. Eretto al posto della torre preesistente, fu realizzato su disegno di Giuseppe Tacconi, allora vice Priore del sodalizio; il modello originale del campanile preparato dal Tacconi è tuttora conservato dalla famiglia dell'ebanista. Lungo tutta la sua storia ed in particolare nel corso del XVII secolo la chiesa fu abbellita con numerose opere d'arte, fra cui celebre l'Assunta di Guido Reni (1642). Il quadro adornò l'altar maggiore della chiesa per una ventina d'anni per essere poi venduto a fronte di difficoltà economiche (non solo della Confraternita, vedi: Assunta di Guido Reni) ed oggi è conservato nella Pinacoteca di Monaco di Baviera. Sorte analoga seguirono le altre opere d'arte nel corso delle vicissitudini del sodalizio: disperse, solo in piccola parte sono ancora conservate nelle chiese di San Giovanni e Sant'Adriano.



 

Chiesa di San Francesco D'Assisi

Chiesa di San Francesco

 

Chiesa adiacente a quella di Sant'Adriano, si affaccia su Via Monache ed è nota anche come Cappella Rangoni. Nasce come chiesa associata ad un convento: l'idea di fondare un monastero per l'educazione delle giovani fu concepita nel 1619 dalla Marchesa Bianca Rangoni, ma alla morte di questa nel 1622 i lavori furono sospesi e l'area fu venduta a Taddeo Savani. Nel 1686 giunse a Spilamberto Suor Angelica Pica da Battaglia che ottenne in affitto dal Savani parte dell'edificio chiamato della Racchetta in quanto nel grande orto ad esso adiacente si giocava a volano. In breve tempo il fabbricato fu acquisito dalle monache e divenne un regolare convento delle Cappuccine Scalze di San Francesco. Qui fu istituito l'educandato per fanciulle che per tutto il XVIII secolo godé della protezione dei Rangoni, anche perché numerosi membri della famiglia trovarono sepoltura nella chiesa annessa al convento, costruita nel 1714.    

Nel 1810, a seguito della soppressione del Convento, il Marchese Rangoni acquistò la chiesa e ne fece la cappella privata della propria famiglia. La Cappella Rangoni è oggi praticamente sempre chiusa; non così un tempo: prima della Seconda Guerra Mondiale, ad esempio, due Spilambertesi, il barbiere-sarto Bagnoli e Gigetto Monti, muratore, ogni anno vi realizzavano un grande presepe meccanico, oggetto di interesse ed ammirazione da parte dell'intera cittadinanza.

 


 

Chiesa di San Vito


La Chiesa di questo nome in località omonima (Plebs S. Viti de S. Vito) è quasi sicuramente la più antica plebana del territorio spilambertese, quale già nominata in una carta dell'Archivio Capitolare di Modena del 1186.
Alla fondazione di Spilamberto, intorno al 1210, la chiesa eretta nel nuovo castello da parte del Vescovo di Modena Martino fu una semplice cappella soggetta alla Pieve di San Vito e tale rimase fino all'inizio del XVI secolo, quando la qualifica di Parrocchia fu trasferita da San Vito a Spilamberto, invertendo così i ruoli precedenti. La procedura può apparire strana, ma doveva essere a quei tempi relativamente frequente: la Chiesa dei Santi Nazario e Celso entro il Castello di Vignola, prima dipendente dalla Pieve di San Martino in centum ripis, poi ne divenne matrice. Fino allo scambio dei ruoli con San Giovanni, la parrocchia di San Vito aveva giurisdizione sulle cappelle di Santa Maria di Cortexellis (Corticella), di San Lorenzo de Acquaviola (attuale Cavidole), di San Giovanni in Spilamberto e di Santa Maria delle Assi, all'interno della città di Modena. Con la nuova situazione, i sacerdoti di San Vito, prima Arcipreti, divennero Cappellani, mantenendo però l'appellativo di Curati. La chiesa di San Vito fu comunque riportata alla dignità di parrocchia nel 1825. L'edificio nella sua forma attuale risale al 1938, ed è stato progettato dall'lng. Giuseppe Tubini. La caratteristica che più colpisce è l'assenza del campanile, progettato ma mai realizzato. Al suo posto, una modesta tettoia che ospita peraltro un concerto di campane del Golfieri. Altra caratteristica del tempio è la facciata rivolta ad occidente, verso il paese, contrariamente a quanto si verificava nell'antico edificio in cui, classicamente, essa era volta ad oriente.


 

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