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Home FRICTION ASSOCIAZIONE CULTURALE
Friction Associazione Culturale

FRICTION

friction



WHO MADE WHO

WHAT'S THE STORY

GOD IS MY DJ

GERMI

 

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WHO MADE WHO


Chi sono i protagonisti della follia dilagante che ha imperato in questi anni in Friction ? Eccovi una prima lista di indiziati...


INTRODUZIONE


Friction ? Friction !
“Friction” è una canzone dei Television, scelta dal compianto Corrado Righi, per definire un Festival musicale tenutosi per la prima volta a fine anni 80 a Spilamberto.
“Friction” era un’occasione, un ritrovo di menti, di chitarre, di tutto quello che “stava fuori da quello che c’era già”, che secondo noi, modestamente, era troppo poco.
Così dentro all’ex Cinema Capitol arrivarono Acth da Verona, X Cert da Bologna, Silver Surfers da Milano, A 10 da Roma e uno stuolo di band locali capitanate dai Rats, che di “locale” a quel tempo avevano solo la residenza.
Pubblico pagante. Cinema semivuoto. Emozioni a palate. “Era la prima volta di ogni cosa” direbbe qualcuno. 
E’ cominciato tutto così.
Poi, la morte di Corrado e una clamorosa sbandata di gruppo. Si fa un circolo, entriamo nell’Arci e lo chiamiamo “SparArci”, poi cresce l’inquietudine e con i tempi dei CSI nasce il Circolo Inquieto dal quale scaturisce il primo “Friction Fest”.
Non chiedetemi date e tempi.
So solo dire che sono stati anni intensi di scazzi, entusiasmi, sudori, telefonate, bestemmie, montaggi, smontaggi, applausi, pacche sulle spalle, ringraziamenti, offese metterle in fila è impossibile.
Adesso Friction è un’associazione culturale. Mah ? 
“Chi lo dice sa di esserlo” dicevamo da bambini per restituire al mittente l’offesa ricevuta. Non so. “Friction” è un piccolo marchio dove dentro ci sta tutto e niente. Un marchio di cui impadronirsi per organizzare un evento, stampare un libro, fare una foto e pubblicarla in rete. Vedete voi. Fatevene quello che volete. Intanto noi andiamo avanti.
In questa area trovate le testimonianze, le biografie o quello che è passato per la testa ad alcuni dei protagonisti di questi anni.
Asino chi legge !

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LUCA ANDERLINI
Qui di seguito trovate la “storia” che ho scritto come mia presentazione di un lavoro di ricerca intitolato “La camera ingombra”, è il tentativo di rendere lineare la lunga e tortuosa serie di incontri che hanno caratterizzato in questi anni il mio impegno con la musica, spero di aver reso l’idea.
Ecco qua.
Mi chiamo Luca Anderlini e sono nato nella fredda notte del 21 Febbraio 1968. Ho trascorso la mia infanzia nella piccola via Obici a Spilamberto, in provincia di Modena, un crogiuolo di case, vicoli e affetti.
I miei vagiti notturni erano sedati con i 45 giri dei Beatles introdotti in un giradischi portatile, che gli snob del terzo millennio definirebbero “vintage”. Ne conservo ancora alcuni, “Strawberry Fields” era il mio preferito, dicono.
Mia mamma, una parrucchiera di Busseto, il paese di Giuseppe Verdi, cantava Mina e la Traviata durante la pulizie domenicali, mentre mio padre, operaio di una fabbrica ceramica, fu il primo a farmi ascoltare il “ribelle” Celentano o “l’urlatore” Tony Dallara.
Il mio paese ha avuto una salda tradizione rock e a dieci anni, in un concerto improvvisato sotto casa, conobbi i Led Zeppelin grazie ad una band locale che suonò “Whola lotta love” e nulla fu come prima. 
Forse per questo il flauto che mi fecero suonare per tre anni alle scuole medie, un flauto blu di plastica con il quale ho fatto ore di solfeggio, non raccolse il mio entusiasmo giovanile. 
Ricordo ancora che all’esame di terza media, mentre i miei compagni portavano Vivaldi o Bach, io presentai gli Who.
Come io sia arrivato a possedere oltre cinquemila tra vinili e cd, ad assistere e lavorare ad un migliaio di concerti, a scrivere centinaia di recensioni, a trascorrere altrettante notti insonni per la musica è una matassa difficilmente districabile in poche righe, ma so per certo che sono tante le persone che, grazie al veicolo straordinario rappresentato dal mondo delle sette note, sono entrate a far parte della mia sfera affettiva. Spesso anche senza saperlo.
E’ in ogni caso improbabile che io dimentichi l’occasione che Wilko dei Rats diede ai miei diciotto anni, portandomi a spasso per tutta la penisola, in tre anni interminabili di concerti della sua band.
E’ da lì, poi, che sono venuti gli anni di lavoro nella musica live, da quell’atmosfera sudata, notturna e amica.
Ed è altrettanto indimenticabile Corrado, al quale devo la passione, ancora non sopita, per il punk e il nome dell’associazione con la quale quotidianamente sviluppo i miei progetti musicali: Friction, una canzone dei Television, come sarebbe piaciuto a lui.
Se penso alla musica, un fiume di ricordi mi travolge: le risate nel backstage di Arezzo Wave con Valerio, Davide e Luca, la prima recensione scritta per “Harea” di Rossano e Marco e l’ultima per “Pianeta Musica” di Andrea, la stanchezza liberatoria che ti assale alla fine di una giornata trascorsa nella realizzazione di un evento, le dieci ore di fila per vedere Bob Dylan, la stretta di mano di Peter Gabriel, la prima volta che ho visto i Ramones, il viaggio in furgone in cui Romy mi fece conoscere i Bad Religion, quella volta che all’Isola nel Kantiere alle tre di notte vidi suonare i No Means No, le quattro ore di pioggia torrenziale con Enrico assistendo al concerto dei Metallica a Torino, le sudate con Robby e Mete per il servizio d’ordine al concerto dei Punkreas, le ventidue ore di macchina con Carlo e Mank per vedere Roger Waters a Berlino cantare sulle macerie del Muro e l’immagine di mio padre che aspetta il figlio sedicenne fuori dal Teatro Tenda di Bologna il 24 Febbraio del 1984: dentro suonavano gli U2.
Mi auguro di aver messo un po’ di tutto questo nel lavoro di ricerca per “La camera ingombra”, ma, come lessi qualche anno fa in un libro di poesie scritte dai matti di un manicomio: … non mordete la carta, è più dentro il sapore.
Buon viaggio
Luca

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ANDREA TINTI

Il primo disco che acquisto è “Inascoltable” degli Skiantos. Colpito dalle innumerevoli scritte sui muri che tappezzano la città. Una settimana dopo è la volta di “Never Mind The Bollocks” dei Sex Pistols. Con timore entro per la prima volta al Disco D’Oro e mi trovo davanti a una parete di 45 giri. Mi sento in difficoltà, ma un punk con cresta colorata si accorge del mio affanno e mi consiglia gli ultimi singoli di Damned, Stiff Little Fingers e 999. Seguo il suo consiglio e mi si apre un mondo. Dopo alcuni anni di ascolti comincio a scrivere di musica (un logico controsenso) e alcune mie recensioni compaiono su Urlo (fanzine dedicata alla musica indipendente italiana). Da lì inizio a collaborare a svariate riviste. Con Rockerilla instauro un rapporto duraturo, come con Mongolfiera poi tramutatosi in Zero In Condotta e diretto da quel Valerio Monteventi, che avrebbe poi rappresentato il Sindaco nel mio matrimonio presso la Sala Rossa del Comune di Bologna. Mi chiamano dalla redazione regionale de L’Unità, colpiti da quante “cazzate” riesco a scrivere di gruppi inesistenti e sconosciuti. Divento per qualche anno (fino alla chiusura della redazione), il critico “rock” della pagina regionale de L’Unità. Nel frattempo collaboro in video con un programma televisivo di Videomusic, scrivo per Punto Zero, Blast ed altre riviste. La mia voce si ascolta dalla frequenze di Radio Popolare Milano, attraverso interviste a gruppi italiani in una trasmissione curata da un nome storico dell’etere meneghino: Francesco D’Abramo. Gianni Maroccolo (Litfiba, C.S.I.) mi chiama perché ha intenzione di dare vita ad un bollettino cartaceo del Consorzio Produttori Indipendenti. Nasce Il Maciste ed io sono il direttore responsabile (strano per uno che ha acquistato alcuni singoli suggeriti da un punk crestato). Anche la PolyGram Italia decide che una propria rivista mensile deve arrivare in tutti i negozi di dischi della penisola ed ecco Pianeta Musica (60.000 copie in giro per l’Italia, anche questo diretto da me, sempre quello dei singoli punk). Decido di fare un primo tentativo di editoria in proprio con Uscita di Sicurezza (8 pagine di notizie live distribuito in regione), poi divento socio della Punto e Virgola (agenzia pubblicitaria che lavora quasi esclusivamente in ambito discografico). Mi sembra giunto il momento di scrivere un libro ed ecco il primo volume de L’Enciclopedia del Rock Bolognese (il secondo rimane nel cassetto, forse perché le 200 copie vendute del primo, a fronte degli oltre 1000 musicisti citati, ne consiglia il letargo). Una seconda fatica letteraria esce per l’Arcana, si tratta di “Non Disperdetevi” (decine di interviste a coloro che hanno vissuto in prima persona il vulcano creativo di Bologna alla fine degli anni settanta). Comincio a collaborare con il Centro Musica di Modena al progetto Sonda e scrivo per il loro house organ, Musicplus. Da anni ricopro la carica di vice presidente (ma credo fermamente che nello statuto dell’associazione non esista questo incarico) di Friction. Quindi che dire, una vita per la musica.................. ed ogni tanto mi ascolto ancora quei singoli……….


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ROBERTO SIMONINI

Quando ho chiesto a Roberto “Saino” Simonini di tracciare le coordinate della sua esperienza in Friction lui mi ha inviato un file con la seguente scritta:
io c’ero
Ha ragione lui. Lui c’era. Roberto Simonini è un “preistorico” di Friction. C’era ancor prima di “Friction”, prima dell’associazione Friction e del Festival. 
Roberto è stato da subito uno degli entusiasti partecipanti a questa combriccola notturna che fu Friction nei primi anni.
Occhiaie cresciute nella notte a stampare i libretti di presentazione, a discutere dei gruppi da chiamare, ad ascoltare demo, a girare la penisola per vedere concerti sempre con l’intenzione che il tal gruppo potesse finire a Spilamberto.
Robbi era l’ala modern pop di Friction. 
Credo si debba a lui, soprattutto a lui, l’arrivo di gruppi come Statuto, Sciacalli, Soon che caratterizzarono i primi anni del Festival ed alcuni gruppi minori che difficilmente avrebbero potuto suonare dalle nostre parti e che arrivavano grazie all’ambiente Mod e Scooter che lui ha da sempre frequentato.
Cerco di trattenermi a proposito di Robbi, perché vorrei a tutti i costi rispettare il suo semplice e secco: io c’ero. Ma è impossibile non ricordare la sua risata nei momenti più critici, il suo sguardo, quando arrivava la centesima richiesta da parte di qualcuno e il suo “vaffanculo” stretto tra i denti, ridendo. La classica situazione che ti porta a girare la boa. Potrebbe scattare la crisi, invece, ridendo, si tira avanti altre due ore.
Impossibile poi non ricordarlo seppellito con me e i fratelli Mete, sotto il lancio di esseri umani che caratterizzò il concerto dei Punkreas. Non so quanta gente abbiamo preso al volo quella sera. Tanta in ogni caso.
Difficile dimenticare che il logo, ora triplo, che ci portiamo dietro, è un’invenzione di sua sorella, improbabile, in ogni caso, non pensare a quell’atmosfera amica, notturna, complice che caratterizzò quegli anni di musica. I primi. Forse i più sinceri.
In ogni caso: lui c’era.


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MARCO MANCUSO
Friction cos'è per me?
Friction cos'è stata per me?
Beh, è stato l'esordio al vecchio cinema Capitol come spettatore.
Ricordo gli ACTH.
Riocrdo gli X-CERT.
Ricordo una bassita coi capelli rossi forse degli X-Cert.
O forse no, ma non importa.
Chi non si sarebbe innamorato di una
bassista-coicapellirossi-chesuonainunabandindy?
Poi il 1994 e il mio esordio come barista.
La Lu alla cassa, Titti come partner padronale.
Titti, mica cazzi!
Una luce presa da chissà dove ci illuminava i tavoloni adibiti a bancone.
500 perrsone a riempire l'anfiteatro, nuova sede dei concerti. E i MOdena
City Ramblers che riportano tutti a casa.
Bella.
Ciao.
Poi Jimmy Villotti che suona in acustico sotto la pioggia, i Sangue Misto
che chiedono i soldi per la benza del loro furgone.
Poi il 1995, ed entro nello Staff, nell'organizzazione. Significa ansia di
maltempo, ansia di "quantagentecisarà?".
E vai con Villotti che ci viene a restituire il concerto perduto sotto
l'acqua. E via con Spilamberto Rock, monumentale, grottesco affresco
calderone musicale. E storica, stoica, fantastica giornata, da cerchiolino
rosso direbbe il Rino Tommasi.
E a chiudere un mondo nuovo, i Disciplinatha. Tra gli emergenti i miei
preferiti.
Infatti, spariti.
Un mondo nuovo? Un anno nuovo.
1996.
I Soon, tutti graziosi, tutti gentili, arrivederci e grazie.
E i Prozac+, ma più che i Prozac+ il loro catering richiesto - ehi! poi ho
capito il perchè: sapevano già di sparire, han fatto la scorta!
1997, riparte la macchina da guerra organizzativa:
sponsor-cartelloni-logo-pubblicità-magliette-chi chiamare-chi salta
all'ultimo (Uzeda, mica cazzi)-chi come supporter-quanti soldi ci dà
Riccò-quanti ne vuole Carmen Consoli-alberghi-ristoranti...
...e i concerti, forse ben 5 serate ma ne ricordo 2: ricordo i Divine -ma il
loro disco edito dai Taccuini del Cpi è una rarità almeno?- e ricordo i
Massimo Volume, ripartire da qui per poi non andare più in nessun dove. Però
La Città Morta rimane proprio una gran bella canzone.
Da lì in poi Friction l'ho vissuto da spettatore. E devo dire che
Afterhours, Subsonica e Offlaga Disco Pax mi è "dispiaciuto" non averli
organizzati anch'io.
E alla fine ricordo il libretto su Spilamberto Rock e le nottate passate
alla Tecnometal a scrivere, aggiungere, togliere per costrire una memoria
storica musicale del paese.
E ricordo Luca, Robby e Ross, mica cazzi!, e la foto di noi quattro con
l'orologio in vista a dimostrare , ricordare che ci avevamo lavorato le
notti a quel progetto.
E ricordo Stiff Relax, Tegamino o Corrazza.
Insomma, Corrado.
Ecco, per me Friction è sempre stata e sempre sarà Corrado.


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ROSSANO SOLMI
Rossano “Ros” Solmi è uno dei preistorici di Friction. C’era prima lui dell’associazione.
Appassionato allo sfinimento di Peter Gabriel, Genesis e soci, crea dalla sua mente fervida la fanzine musicale “Harea” sulla quale pubblica, insieme a Marco Sola e Luca Anderlini interviste, recensioni discografiche, traduzioni di testi, articoli sulla musica live.
Gli spilambertesi Rats si guadagnano naturalmente un ruolo di primo piano sulla rivista diretta da “Narice” ma anche il progressive e la musica indipendente italiana hanno grande spazio.
“Harea” è di fatto la prima esperienza musicale “forte” che da la spinta alla nascita di un primo gruppo di lavoro che ha l’idea di realizzare un Festival.
Così Rossano è da subito uno dei protagonisti della scena spilambertese, trasformando gli uffici della ditta di famiglia in una vera e propria sede di “Harea” prima e di “Friction” poi.
Come dimenticare infatti le nottate passate in quegli uffici a pianificare i festival, ideare volantini, stampare libretti con il programma della manifestazione, mangiando pizze da asporto e vedendo i nostri occhi arrossarsi con l’avvicinarsi dell’alba.
Di quella splendida prima fase dell’esperienza fanno parte in pianta stabile anche Marco “Mank” Mancuso e Roberto “Saino” Simonini. E’ da queste menti malate che nasce anche il progetto di “Spinalamberti Rock” un’enciclopedia del rock spilambertese che sottrae ai nostri, due mesi abbondanti di sonno e che verrà pubblicata in una sezione di questo sito.
Pensando a Rossano le prime immagini che ci scorrono davanti agli occhi sono senz’altro quelle del suo viaggio in compagnia del Coro delle Mondine di Correggio per la realizzazione dell’unico concerto che Friction ha tenuto ai piedi del Torrione insieme all’Abbazia de’ Folli.
Ma è stata senza ombra di dubbio la sua disponibilità senza confini a caratterizzare la sua presenza all’interno di questa esperienza.
Difficile dimenticare quante volte le nostre orecchie abbiano udito una delle sue frasi più celebri “Ci penso io, domani”, quando ormai è notte fonda e le energie sono finite è la frase che ogni persona vuole sentirsi dire dal proprio collaboratore.
E, ben inteso, “domani” Rossano le cose le faceva sul serio, non era un puerile rinvio a data da destinarsi.
“Ci penso io domani” e lui ha pensato e si è occupato di noi per un sacco di tempo.
A parzialissimo ringraziamento, ci piace ricordarlo parte del gruppo, con queste poche righe.


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ALESSANDRO METEORI
Sgombriamo subito il campo da qualsiasi dubbio: Alessandro Meteori è il “Mete”. Una montagna di disponibilità al servizio del Festival per i due giorni di note che solitamente scaraventiamo a metà Luglio sulla popolazione spilambertese.
E lui, il Mete cosa fa ?
Tutto.
Ma partiamo dall’inizio.
Il “Mete” nasce skin head, insomma, testa rasata, occhiali dalla montatura d’osso nero, merchandising della Lonsdale a profusione,…
Sempre pronto ad alzare il pugno per cantare un coro dei Lurkers, dei Cockney Rejects o degli Sham 69 si racconta che il “Mete” abbia fatto due volte il giro del mondo sulla penisola italica per raggiungere qualsiasi sede utile per un concerto punk o un vespa raduno.
“Mete” è una macchina da guerra, l’ho visto io bere sei birre medie e fare l’etilometro all’Heineken Jammin Festival e sentirsi dire dall’addetto: “Lei può guidare”.
L’ho visto io a Friction accogliere la richiesta di un indisponente ex chitarrista di un noto gruppo noise bolognese, ora tecnico di un altrettanto indisponente gruppo crossover torinese e costruire una pedana per la batteria in venti minuti e fissarla al pavimento con un trapano che probabilmente lui aveva in tasca ma noi non ce ne eravamo accorti e chiedergli “Va bene così ?”, ma voleva dirgli “Ma vai a cagare alternativo dei miei coglioni !”.
E c’ero anche quando fummo costretti a spostarci all’interno dell’arci in un Friction caratterizzato da una pioggia torrenziale. Tutto bene, certo. Ma all’arci non c’era il palco. E il mete cosa fa ?
Ti lega insieme trenta tavoli dell’arci in un’ora e costruisce il palco più saldo che qualsiasi musicista vorrebbe sotto i suoi piedi. E il concerto si fa.
E che dire di quella volta che “prese in prestito” il materiale da un cantiere lì vicino e costruì una tenda al coperto per un mixer che rischiava di bagnarsi e di impedire il concerto.
Il “Mete” poi, fa un servizio d’ordine efficacissimo. Le transenne non servono, si siede lui sul palco e guarda il pubblico e tutti si divertono e lui ogni tanto fa un segno con la manina che vuol dire: “scendi per favore” e scendono tutti.
Il concerto preferito del “Mete” è stato quello con la Banda Bassotti per il quale lui e il fratello AngelOrso me l’hanno menata per un anno.
A me la Banda convinceva a metà e qui aveva già suonato tanto, fu invece un concerto energico e con un bel po’ di gente, un’occasione bellissima per altro per ricordare l’anniversario di un socio onorario di Friction: Carlo Giuliani. 
Il “Mete” c’è rimasto male solo quella volta che dal palco di Arezzo Wave gli ho telefonato mentre ero insieme ai Cypress Hill, uno dei suoi tre gruppi preferiti (azzarderei insieme a Ramones e Beastie Boys) e sentivo in lontananza la sua voce che mi tirava dei cancheri perché lui era nell’amata Spilamberto.
Insomma se Samuele Lambertini è il Sindaco di Spilamberto, il “Mete” come minimo è il nostro Assessore all’edilizia. Senza un palco sotto il culo, anche Jim Morrison non sarebbe stato lo stesso.

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SAMUELE LAMBERTINI

C’è una leggenda metropolitana a Spilamberto che vorrebbe che il Sindaco di Spilamberto sia la persona che ciclicamente occupa l’ufficio al primo piano del Municipio locale, proprio quello con la targhetta “Sindaco” in bella evidenza all’esterno.
Dobbiamo confessarvi una cosa, da oltre dieci anni il Sindaco di Spilamberto è Samuele Lambertini.
Samuele è semplicemente un monumento vivente della cultura e della passione musicale spilambertese, un monumento che, fenomeno ancora inspiegato, viene regolarmente risparmiato dai piccioni.
Samuele Lambertini, qualche anno fa ebbe la folle idea di realizzare un circolo autogestito dai ragazzi a Spilamberto dove ad essere protagonisti, nell’organizzazione, nella gestione del bar, sul palco, dietro al mixer… fossero i ragazzi.
Talmente lungimirante da apparire folle e probabilmente incompreso dagli amministratori locali.
Talmente incompreso che glielo hanno lasciato fare e a lui l’esperimento, ora una bellissima realtà chiamata “Fresh”, è riuscito.
A Fresh in 5 anni di vita hanno suonato decine di band, lavorato gratuitamente altre decine di ragazzi, sono stati sudati 32 litri di sudore, rotti 143 plettri, riempite di musica 14.000 orecchie.
A “Fresh” come dice Andrea Palmieri di “Studio Labirinto” è tutto bello anche quando i gruppi fanno cagare. Miracoloso.
Ma Samuele è anche un batterista capace di suonare il blues virulento dei Black Sheep e il post rock degli Object Astra: contemporanea - mente.
Un’organizzatore capace di mettere insieme realtà tra loro distanti anni luce, esigenze tecniche inconciliabili, disponibilità gratuite e commoventi.
E’ un orecchio che puoi trovare nel cuore della notte per chiedergli se domattina, sì proprio domattina, si fa trovare davanti all’arci a scaricare un camion di casse. E la cosa miracolosa è che ti dice di sì e non ti giura dei cancheri.
E’ una bocca capace delle critiche più ironiche ed acide e dei sorrisi concilianti nei momenti più disperati dell’organizzazione di un evento.
Samuele è una parola: “Dimmi” sempre pronto ad accogliere la prossima richiesta, la successiva idea.
Samuele è soprattutto una delle menti più fresche e vive che ci circondano e infatti i Comuni della zona lo hanno lasciato a casa.
Un monumento, il nostro Sindaco.
Ed ecco la sua testimonianza……
FRICTION FESTIVAL ON THE FLY
Sì, grazie. Ogni anno dovrebbe avere il suo Friction Festival, stando alle persone che, verso Marzo, iniziano a martellare: "Chi c'è quest'anno a Friction?"
E ogni anno sono sempre più ragazzi/e a farmi questa domanda, in tante situazioni e luoghi diversi. Io rispondo "Luca sta facendo il programma, potrebbe esserci X ma si pensa anche a Y…" e così partono cigolando gli ingranaggi nel cervello. C'è Friction, appunto. Allora mi informo e inizio a pensare chi si potrebbe chiamare tra le band più avanti ed energiche passate per Fresh (vedi pagina dedicata) durante l'anno, a chiedere disponibilità per montare il palco nel viale… e così via. Per me, dunque, alla gente preme Friction. Chiediamoci il perché.
Io me lo sono chiesto: la mia premura per Friction ha cominciato a manifestarsi più o meno 10 anni fa, quando ho iniziato con altri musicisti di band spilambertesi a collaborare e lavorare concretamente alla logistica e alla promozione del festival. Ma c'era una causa a monte: già anni prima rimasi fulminato da una performance di Jazz che tutti i fortunati presenti ricorderanno, senza che io nomini i protagonisti, e mi inzuppai fino al midollo di quell'essenza magica - quell'olio impalpabile che lubrifica il contatto tra pubblico e artista in ogni performance memorabile. Friction, appunto.
Colto da brividi, mi dissi, come fanno le mosche tra sè e sè: "Meeerda! Qui c'è del buono!"
Mi si perdonino gli insetti ma al di là delle metafore - mai così aderenti, perché quella sera davvero tuoni fulmini e acqua a scrosci costrinsero artisti e pubblico a stringersi, incatenati magneticamente come protoni e neutroni sotto la volta dell'anfiteatro in perfetto blackout - a Friction, dicevo, in virtù di chissà quale chimica strana e umana tutto va liscio.
Ecco allora comparire interi palchi di tavole di legno (tavole su cui si mangia, non le banali assi) e tensostrutture assemblati magistralmente dal nulla da un capomastro volontario mitologico, metà Efesto e metà Mc Gyver e per le altre due metà redskin (se lo conoscete mi avete capito, se no amen), ecco 200 persone sotto la pioggia, ecco 2000 persone sotto il sole, ecco oltre 20 gruppi suonare in due giorni nel viale, ecco oltre 10 gruppi suonare nello stesso giorno nell'anfiteatro, ecco ambulanti da un altro pianeta lontano venire a Friction Festival "perché gli piace", ecco rivolte democratiche contro la band headliner composta da sbruffoni, ecco i trionfi delle lotte non violente contro il Vampiro Azzurro e bigotto con "l'oriuolo alla mano", ecco Superman redivivo smollare con colpo di tacco una rampa da skate gigante davanti alle scuole medie, ecco uno spazio dove tutti sono utili e tutti necessari e tante Associazioni che lavorano (sodo) e si esprimono, ecco dei concerti Rock di livello nazionale a Spilamberto grazie a cornucopiosi budget formicoliformi, ecco artisti di qualità nel loro piccolo essere grandi a contatto umano con la gente, ecco decine e decine di ragazzi e ragazze che crescono facendo insieme delle cose… e non è fantasy, è Friction.
Bè, oltre a invitare chi legge a provare anche senza credere a quello che ho scritto (ma potete anche crederci e basta) e a rifilare un ringraziamento en passant a chi ha fatto accadere tutto quello che ho scritto, non saprei proprio che altro dire se non quello che dicono le mosche etc. etc. etc. blah blah blah
Samuele è educatore professionale laureato, master in innovazione della pubblica amministrazione, è libero professionista e attualmente lavora come educatore ed esperto in servizi educativi seguendo attività in centri per adolescenti e di educativa di strada per conto della Coop Laser di Bomporto (MO). Segue vari progetti e iniziative nell'area delle politiche giovanili per vari Comuni. È batterista dei Black Sheep (rock vintage seventies www.blacksheepband.it) e per altre band. Canta e compone con sintetizzatori e chitarra elettrica e altri dispositivi. Ha suonato nella band indie rock Franklin Delano. Ha una saabalenottera bianca del '95 possibilmente a metano. Dal 2001 segue la rassegna rock 'Fresh Friction' di Spilamberto, che organizza e realizza con un gruppo di amici volontari e Associazione 'Fresh' (attivi anche al 'Friction festival') così come altri eventi e laboratori in ambito musicale, ma non solo. È tra i membri fondatori del NuPor, gruppo di giovani poeti modenesi che partecipa a iniziative locali e nazionali e collabora alla programmazione del Circolo Letterario Rossopietra di Castelfranco Emilia.


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ANNA PALANDRA
Anno scolastico 1985/86, conseguo il diploma di grafico pubblicitario del corso 328, approdo nell’agenzia pubblicitaria di Ermano Conti a Frauenfeld, ridente capoluogo del cantone Turgao in Svizzera. Ermano, oltre ad essere l’art director e mio capo, è un insegnante di surf a Ibiza ed è colui che ha ideato l’Open Air (il più famoso festival musicale svizzero), si ostina a parlarmi in spagnolo in terra quasi tedesca, ma tutto procede comunque per un anno intero. Preso l’ambito passaporto grafico svizzero, inizio la mia attività di grafica a Bologna spaziando tra un settore pubblicitario e l’altro, arrivo finalmente a curare le campagne italiane per le uscite discografiche dei Pink Floyd, Robbie Williams, Tina Turner, Pet Shop Boys, Richard Ashcroft, Dave Gahan, Coldplay, Blur, Radiohead, Beastie Boys, Yellowcard. Nel frattempo vengono pubblicati alcuni dei mie lavori su un annuario americano. Trascorro il mio tempo libero con il mio “artwork” più bello e significativo della mia vita, ma sicuramente a voi non frega nulla e probabilmente non vi interesserà nemmeno ciò che ho scritto sopra. Quindi penso che ora riprenderò a curare le mie pagine pubblicitarie di Puccini, Anna Oxa e i digipack di Jazz e Pavarotti, che devo consegnare adesso…..tutto sotto una forte energia yang applicata con il Feng Shui.


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LUCA AMADESSI
Ho conosciuto la fama di Luca Amadessi prima di Luca Amadessi. Era un ragazzo che si aggirava per Spilamberto vestito come il Keanue Reaves di “Matrix”.
Due cose lo rendevano inquietante: i fratelli Wachosky non avevano ancora girato la trilogia tecnologica e spesso girava vestito così in Luglio.
Poi ho visto Luca su un palco.
Con la bussola girata verso Seattle, Luca è sempre stato contraddistinto dalla febbrile curiosità di cose nuove.
Così il passo dai Pearl Jam a Tim Buckley è stato breve come il tempo necessario ad un bambino per fare una capriola. 
Ricordo ancora la pelle d’oca che avevo ascoltando la versione sua e di Carlo di “Song to the sirens” del papà di Jeff Buckley.
Bella da mettere paura.
Luca poi, può appoggiare il microfono e trasformarsi in un facchino con estrema facilità.
Si espone con il suo sorriso timido e il suo sguardo introverso ad una interpretazione totalmente falsata: Luca Amadessi se la tira. Mai impressione fu più sbagliata. Ha invece la disponibilità e la gentilezza delle persone che non sanno mai di essere adeguate alla situazione e lui invece, per competenza e capacità, adeguato lo sarebbe spesso.
E poi ad Arezzo Wave mi è capitato che una ragazza lo fotografasse sul cellulare per farlo vedere ad un’amica, una roba che non mi è successa nemmeno andando in giro con Manuel Agnelli!
Luca Amadessi è insomma quella stravagante via di mezzo fra una rockstar che fa tremare i polsi alle ragazze, il roadie che vorresti sempre al tuo fianco per caricare un camion in dieci minuti e l’autore ed interprete che ama rischiare ed esporsi con la sua passione musicale. Una combinazione perfetta.
Quando Luca accetterà di raccontarsi con le sue parole, a questa testimonianza ne seguirà una sua.



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GIORGIA SILVESTRI
Giorgia Silvestri, è una delle new entry della cricca melmosa di Friction. Ha due ruoli, uno visibile ed uno no. Quello “invisibile” è presto detto: quando c’è un catering apparentemente irrealizzabile lei fa la spesa, si chiude nel camerino e in tre ore ti prepara il catering dei Linea 77 (tanto per dare l’unità di misura di un catering di proporzioni imbarazzanti). 
Poi viene ripagata con una moneta molto esclusiva, pretende di controllare che il gruppo abbia veramente mangiato e bevuto tutto quello che ha chiesto.
Se tu, ma è solo un esempio, per sette persone chiedi 40 panini (è un’ipotesi, chi sarebbe così stronzo da chiedere 40 panini, pizze calde, 80 bottiglie di bevande, caffè americano, 4 bottiglie di superalcolici, hotel almeno a tre stelle, ristorante di qualità, frutta e verdura, formaggi, carpaccio e altre 25 cose e poi salire sul palco a fare “l’alternativo di turno” ? naturalmente nessuno è dotato di così tanto cattivo gusto), lei alla fine controlla che i 40 panini siano stati effettivamente mangiati, altrimenti si incazza come una belva e per due anni, ogni volta che vede la band in questione sul canale musicale “succhia cervelli” nazionale, tira due “cancheri” alla band con la bonarietà che la contraddistingue.
Un vero pezzo di pane. Anzi, di panino.
Il suo ruolo informale invece è quello che la accredita maggiormente tra gli organi dirigenti dell’associazione: lei è lì per trattare male il Presidente.
Così da qualche tempo a questa parte, ogni qual volta il Presidente propone un’iniziativa, una band, un titolo di una serata, viene bellamente sbeffeggiato dai suoi accoliti e il suo peso all’interno dell’associazione è in costante declino.



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DJ PLASTIK – Dario Librizzi
BIOGRAFIA:
La mia carriera di dj nasce alla festa del quinto anno dell’istituto superiore che frequentavo;
Il mio primo dj set fu realizzato con una doppia piastra e le varie cassette tarocche di dance comprate a tre mila lire dai marocchini. E la session andò avanti solo con il play1- pausa-play2, senza nessun mixer e cuffie varie. Dopo un po’ anche in Sicilia arrivarono i cd ed io iniziai ad ascoltare la musica elettronica; (non dimenticherò mai i sabati notte passati ad ascoltare in radio le serata del maffia trasmesse da suoni e ultrasuoni, radiodue).
Era la Sicilia dell’ 86/87 e credetemi non era facile far ascoltare e far ballare il drum & bass e la jungle a gente che mai prima d’ora aveva sentito questo genere di musica. Ma qualche locale mi dette fiducia e mi specializzai nelle serate del venerdi sera e del sabato ma solo dopo le tre, (cioè quando c’erano solo gli ubriachi e non capivano neanche cosa cazzo ballassero).
Adesso crescendo con l’età (ne ho 32) ho abbassato il numero dei bpm dei miei dischi, e preferisco selezionare più musica d’ascolto che da dance hall……..
Ah, perché dj plastik??? Non lo so, è un nome che mi dette un gestore di un locale perché non voleva che si mettesse nel flyer il mio nome, Dario;
bu……, sta di fatto che da allora, purtroppo, i miei amici mi chiamano dj plastik.
Ciao Dario


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ANDREA PALMIERI
Sono nato a Modena nel 1964 e fotografo da quando ho 17 anni, ho realizzato 
la prima mostra a 20 anni e da allora ho esposto in numerose occasioni 
realizzando mostre personali e collettive culminate con una esposizione in 
una galleria di New York.
Da una quindicina di anni sono fotografo professionista (Labirinto 
Fotografie) specializzato in cerimonie, fotografia pubblicitaria, Corsi 
fotografici e foto di concerti. Ho collaborato con riviste realizzando 
copertine e servizi che spaziano dal food alla moda, dal beauty al 
reportage, dalla fotografia di viaggio al giardinaggio. Alcune mie immagini 
sono servite per campagne pubblicitarie. Realizzo fotografie per arredo. Il 
progetto keep on rockin' rappresenta il mio modo per fare musica senza saper 
suonare. La macchina fotografica è lo strumento che mi permette di coniugare 
la passione per la musica con quella per la fotografia.


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MARCELLA RALLEGRI
Ho iniziato a fotografare 15 anni fa facendo da spalla a mio padre, anche lui appassionato, poi da qualche anno la fotografia è diventato un secondo lavoro.
Amo viaggiare, la fotografia, la musica e il rock in particolare.
4 anni fa, per gioco, ho cominciato ad associare musica e foto, per un gruppo di amici musicisti e ho capito che la cosa poteva fare al caso mio. 
Ho iniziato a creare immagini appositamente per cd e locandine e la cosa mi piaceva sempre di più. 
Poi ho conosciuto Andrea Palmieri di Labirinto Fotografie e il suo progetto “keep on rockin’ “ al quale mi sono avvicinata 2 anni fa : fotografia + musica era quello che stavo cercando, ed ora andiamo avanti e indietro per locali come due cacciatori di taglie per immortalare i musicisti e le loro performance.
Offriamo inoltre, studio dell’immagine per copertine, biglietti da visita e locandine, book, ecc…ecc…e la sede di Labirinto fotografie -Via Bondigli 112 a Modena è il nostro campo base, nonché un vero negozio fotografico che ci permette di eseguire anche servizi più classici come, ritratti, matrimoni, comunioni, cresime, battesimi, food, corsi di fotografia ecc….ecc…..
Mostre e proiezioni: la mia prima personale della serie è “Mi guardi, ti guardo”, una raccolta di immagini scattate durante i miei numerosi viaggi che rappresenta le persone che ho incontrato e che mi hanno colpita, e che rimane lo specchio della mia passione per la gente e i ritratti.
Poi, sono arrivate le diverse mostre a tema, del catalogo del Circolo Fotografico Labirinto (acqua, aria, fuoco)+ qualche altra sempre di gruppo.
Infine, le mostre sempre in evoluzione realizzate con Andrea Palmieri : 
Keep on rockin’, che cambia e si alimenta ogni anno, in quanto è una raccolta degli scatti più rappresentativi della stagione rock da noi immortalata;
Cellophane Flowers, proiezione + immagini POP e rappresentazione in immagini delle strofe di canzoni dei Beatles.


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ANDREA BASSI
Quello che Luca Anderlini si dimentica di raccontare era a quel tempo lui era consigliere comunale di maggioranza e il sottoscrito era da poco diventato Assessore alla Cultura.
Attenzione, era una novità per Spilamberto, fiono a quel momento l’Assessorato alla Cultura era collegato a quello della Scuola, e questo comportava una notevole sacrificio per i “creativi” di Spilamberto, in quanto i problemi organizzativi e scolastici impedivano di poter vedere un rifrimento nell’Amministtrazione Comunale che si occupasse anche di loro.
Dal 1990 cambia tutto, con l’appoggio della Paola della Biblioteca, incontro in pochi mesi tutte le associazioni, i gruppi, i teatranti, i musici, la sola cosa che chiedo è di presentare progetti a “basso impatto economico” e la cosa che offro è la certezza che l’Amministrazione non gli metterà i bastoni trale le ruote per qualsiasi iniziativo che vogliano presentare.
L’anfiteatro Andrea Pazienza nel 1990 doveva ancora essere finito, si inaugurerà nel 2001, e sarà il primo spazio pubblico all’aperto in cui fare teatro, musica, cinema.
Con il gruppo di Friction, e Luca Anderlini in particolare siamo andati subito d’accordo, io volevo smuovere un po’ il paese, loro avevano in mente la manifestazione adatta.
Friction fin dall’inizio venne a costare molto poco, il primo anno nel Cinema Capitol, unico spazio (in affitto) per qualsivoglia manifestazione, e il secondo anno il Comune ci mise solo il costo dell’attacco alla corrente elettrica per i tre giorni. 
Poi venne la genialità del gruppo dei ragazzi di Friction ,che furono capaci di cercarsi da soli gli sponsor adatti, e le edizioni successive che permettono l’alternarsi di gruppi sempre più ricercati e in ascesa.
Che dire, avevamo e abbiamo ancora a che fare con dei veri talent-scout della musica in grado di portare in quel di Spilamberto il fior fiore dei gruppi italiani in ascesa.
Con Anderlini e tutti gli altri ho avuto un bel rapporto di amicizia, ho creduto allora nella loro idea di Festival Rock, non me ne sono mai pentito.
Andrea Bassi 
Assessore alla Cultura
1990-1995



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DIPANKARA

Dipankara è il miglior rappresentante dell’ala introversa di Friction. Uno capace di un sorriso sornione, quando al decimo ciak della stessa scena, l’attore continua a scazzare l’ingresso della frase. Lui comincia a sudare, il suo labbro trema e ti guarda bonario, ma vorrebbe farti a pezzi.
Coglione, pensa, vuoi fare quello che ti ho detto ?
Facciamola un’altra volta, dice, andava abbastanza bene. Un pelino prima, però. Un pelino.
Dipankara è poliedrico.
Affabile centralinista del Centro Musica di Modena.
Intelligente osservatore dei costumi che lo circondano.
Creativo disegnatore di magliette “che vanno di moda”.
Gentile rivenditore dei suoi prodotti “home made” su una delle migliori bancarelle mai viste al Friction Festival.
Abile e sistematico regista nel dirigere una ciurma di incompetenti cazzoni sui quali forse la frusta, forse la gogna sarebbero il più efficace dei rimedi.
I più maligni lo definiscono “Tarantino de noattri”, un “Vanzina senza incassi”.
A noi, non convince. E’ chiaro fin dalle prime righe di questa descrizione, quel suo beffardo e stiracchiato sorriso, di un uomo apparentemente timido ma del quale consigliamo la visita delle sue “friends” su My space per capire che razza di lazzarone sia, questo Buster Keaton della macchina da presa che ha trovato la forza di immortalare la storia di Friction in un video che non vediamo l’ora di assaggiare.



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ANTONIUS McOg
Arriva un po’ in ritardo la presentazione di Antonio su questo sito, ma lo abbiamo fatto nel rispetto dell’uomo di Friction che non abbiamo mai visto arrivare puntuale ad un appuntamento in vita nostra. In ritardo quindi anche la presentazione sul web.
Antonio, folletto biondo che si dimena al microfono quando sul palco si esibisce Angus McOg, è anche la colonna portante del progetto “Sonoramente”.
Affidategli quattro assi, un cavo elettrico e venti minuti di tempo, lui riesce nel “miracolo della trasformazione” di questa arida disponibilità in un palco in cui si esibiranno per cinque minuti a testa i quattro gruppi del suo combo: Coldturkey, Angus, Avantgarde, Piccoli Omicidi. 
Se gli dite che vorreste un gruppo che si esibisce sulla ciclabile, lui con l’inseparabile Topo monta una cassa a pile su un tandem e suona sorridendo, sotto il solleone di Luglio, realizzando una sorta di Parigi – Roubaix musicale.
Un Fausto Coppi con la chitarra.


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IL TOPO
Il Topo per Friction farebbe di tutto, sarebbe disposto a qualsiasi sacrificio, nessuna fatica lo spaventerebbe, il peso di qualsiasi cassa sopporterebbe, le ore di fatica consecutive che non farebbe.
Al Topo, lo frega il condizionale.
Basta guardarlo prigioniero di quell’espressione da Massimo Ciavarro cazzone, nel senso di svogliato e scivoloso viversi addosso, con il quale arriva alle dieci di mattina di una domenica di inizio festival e dice: vi ho portato le paste.
Ma porta i guanti, dico io. E un martello, un avvitatore, due cavi, un microfono.
Ma che paste ?
E’ che quel suo ineffabile entusiasmo andrebbe coinvolto, direzionato, gestito, favorito perché il Topo è pronto a carpire qualsiasi indicazione e metterla in pratica.
Peccato sia sempre quella sbagliata.
Faccio per dire.
Con il suo “eccesso di zelo”, il Topo, a uno che dice “e riempiamo i semafori con questi adesivi del festival” (per fare un evidente battuta tesa a sfavorire atti illegali che potrebbero pregiudicare i rapporti tra Friction Festival e Amministrazione Comunale), risponde “eh sì infatti”.
Ma quando il giorno dopo, un semaforo di Spilamberto è ricoperto di adesivi del Festival, il timore che il Topo si sia fatto prendere la mano è atroce.
Il Topo insomma se non ci fosse bisognerebbe inventarlo, mascotte frictioniana, adesificatore impenitente, basssista certamente poliedrico e ciclisticamente preparato, cioccolataio irrinunciabile.




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ANDREA BONI
Lo chiamano Boni The Transbender, non sappiamo cosa voglia dire, ma dopo averlo visto ballare come un Michael Jackson schizofrenico alle riprese del video “Give Me Friction”, sappiamo che il soprannome è sicuramente azzeccato.
A Boni, sì nessuno lo chiama Andrea, lui è Boni…
A Boni, dicevamo, basta chiedere un favore, un favore qualsiasi e lui materializza un borderò siae a chi lo cercava, un “impiantino” per farci suonare il cantante dei Diaframma e far contento Piva, il miglior bar che possiate desiderare nel cortile della rocca, duecento piadine pronte per riempire le pance dei musicisti frictioniani, una scopa e una paletta per pulire il cortile alle due di notte, un mazzo di chiavi che apre un cancello da cui bisogna passare,…
Più che un Transbender è un Eta Beta dell’aceto balsamico.


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ALESSIA
Dicono: è un po’ aggressiva. 
Dico io: provateci voi.
No, vado avanti: provateci voi a vivere con Luca Amadessi ed essere sereni.
Vien da guidarlo, condurlo, indossare i pantaloni di casa e anche, ogni tanto, togliersi la cinghia e dargli due fibbiate.
Dicono: sì, ma non lo lascia mai stare.
Dico io: sì, ma avete visto che tempi di reazione c’ha lui ?
No, continuo: rimane impassibile, ti guarda ma sta pensando a una cosa di Thomas Bernard, pensi “vado a prendere due cavi della batteria per svegliarlo” poi invece fortunatamente arriva lei.
Due battute, una presa per il culo e lui si rianima, partecipa, diviene vispo.
Ciak, azione.
Dicono: sì ma in tre giorni di Festival è un massacro.
Dico io: ma pensate che dopo dodici ore al festival, lo deve sopportare anche a casa, deve essere una cosa estenuante.
Alessia, il facchino più femminile e sorridente che si sia visto all’anfiteatro Andrea Pazienza nei giorni di Friction, lavoratrice instancabile e disponibile, si fa in due, anzi fa per due (l’altro è là che prende appunti per una poesia), lucida, partecipe, mai doma.
Porta pesi, chiede il da farsi, inventa soluzioni e quando è stanca posa la sua testa sul ventre molle del compagno e in quel momento passa di lì Andrea di Keep on Rockin e li immortala in una delle foto più belle del Festival.
Arrivata nel 2007 ci sembra già una presenza irrinunciabile.


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