www.spilambertonline.it

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Home La cella di Messer Filippo

La Cella di Messer Filippo

Cella messer filippoEstratto dello Studio Finalizzato alla Conservazione e alla Valorizzazione della Cella di Messer Filippo di Spilamberto, promosso dalla
Amministrazione Comunale di Spilamberto e condotto dalla Fondazione Cesare Gnudi di Bologna, che getilmente ha concesso i materiali qui riportati.

Nel 1947 fu scoperta nel Torrione Medievale di Spilamberto la porta d'accesso ad una cella rimasta ignota per moltissimi anni e, con essa, un repertorio di immagini e scritture che occupavano tutte e quattro le pareti che la costituiscono.
Si tratta di un sottoscala, nel punto più alto del Torrione, largo 1,50 x 2 metri circa con un altezza che solo in un punto raggiunge un massimo di circa 2 metri.

Cella messer filippoI funzionari dell'Archivio di Stato di Modena ritennero che i graffiti all'interno fossero opera di un carcerato che, utilizzando il proprio sangue per dipingere, volle, in un'epoca imprecisata, lasciare il ricordo di una storia da lui vissuta da protagonista o testimone.
Al tempo furono ricopiate le iscrizioni ancora visibili; questa operazione ci permette di essere a conoscenza di una parte di esse che si sono degradate al punto tale da rendersi illeggibili.

Dal momento della scoperta tra diverse interpretazioni trovò maggiormente credito quella che vide nel misterioso "Messer Filippo detto il diavolino" (come si leggeva nell'iscrizione) un mercante spagnolo che, giunto a Spilamberto, sedusse la bella castellana e ricevette come punizione dal tradito signore del castello la prigionia e la promessa della decapitazione.
Questa vicenda era collocabile in un arco temporale estremamente lungo (trecento anni).
La leggenda vuole che lo sfortunato mercante recluso nella cella passasse il tempo a narrare il suo tragico amore usando il suo sangue come materia prima per dipingerla e che ancora oggi nelle sere d'estate, in circostanze particolari, si oda il lamento del fantasma del "diavolino".

Lo studio, finalizzato alla conservazione ed alla valorizzazione delle iscrizioni della "Cella Di Messer Filippo" nel Torrione medievale di Spilamberto, persegue due obiettivi fondamentali per la conservazione di un bene culturale: la salvaguardia e la valorizzazione del bene storico-artistico in questione.

Per salvaguardia di un bene si intendono tutte quelle azioni volte al miglioramento della sua condizione materiale da un punto di vista fisico- chimico -meccanico al fine di prolungarne l'esistenza; ciò prevede anche l'intervento sull'ambiente che circonda il bene da salvaguardare. Per fare ciò vengono adottati metodi evoluti come riprese in luce bianca e ultravioletta e con riflettografia infrarossa (per valutare lo stato di conservazione dell'opera di Messer Filipo e dei materiali su cui ha operato).Grazie all'analisi dei campioni si è ottenuto riscontro circa:
- la natura dei materiali costitutivi il supporto e la pellicola pittorica.
- le cause di alterazione che hanno prodotto la progressiva perdita di leggibilità delle iscrizioni.

Per valorizzazione si intende il raggiungimento della conoscenza e della fruibilità del bene da parte del pubblico.
Ciò ha implicato l'approfondimento delle conoscenze per quanto riguarda i suoi aspetti storici e storico-artistici.
In questa direzione si è inteso procedere in diversi modi:
- Allestendo una serie di pannelli per illustrare i diversi aspetti storico- artistici, relativi alla conservazione ed alle indagini scientifiche attuate sulle pitture della cella nel locale adiacente ad essa;
- Identificando un percorso didattico per gli alunni delle scuole del territorio sulla pittura murale ed i graffiti che preveda dopo una visita guidata alla cella esercitazioni pratiche con strumenti e colori non industriali.

ICONOGRAFIA E INTERPRETAZIONE STORICA:
Nelle pareti è possibile osservare quindi quella che può essere interpretata come la "storia fotografica" dei fatti che lo hanno portato alla segregazione e dei personaggi coinvolti. Troviamo infatti, fra le altre, una figura visibile fino al busto (a causa del degrado dei materiali che costituiscono il supporto dei graffiti) che riproduce un uomo con un berretto piuttosto alto che lascia scoperte le orecchie. Inoltre viene spesso rappresentati una donna che, in un graffito, viene rappresentata vestita di scuro con una corona in testa, una spada nella mano destra ed una testa di uomo nell'altra. Ai suoi piedi, il corpo decapitato dell'uomo.
La donna tiene la testa in atteggiamento trionfale, come per mostrare l'atto appena compiuto. All'interno del riquadro ci sono inoltre i segni di una didascalia che non è più decifrabile.

fra le didascalie all'interno della cella ce ne sono di ancora leggibili:
1. "Dirò della sovrana e pure de Giulia/ sua figlia che quella è matre sua / un laccio d'oro a li a messo al collo…"

2. "Singiori io stava qui pe li fatti miei e non dava a niuno fastidio/ abbisongia che ve lo dica/ che fo respinto da una dona che non ma voluto vedere dipinto/ ma se io potesse una volta giustizia fare/ per penitenzia glie vorria dire che andasse là donde me lasasse stare/ volete vedere che questa è una bella festa/ che questa dona ma fatto rompere la testa
Donna crudele e ingrata/ io in lei servire e lei me maltrattare

Messer Filippo sta parlando quindi di due precisi personaggi: di una sovrana e di sua figlia di nome Giulia.
Accanto a questa didascalia vi è un altro riquadro diviso da una banda sottile trasversale: nella parte superiore vi sono tre stelle a sei punte, in quella inferiore una falce di luna in mezzo ad altre due stelle identiche alle precedenti.

Diverse altre iscrizioni erano presenti, ma nel tempo i materiali si sono deteriorati e attualmente non sono più visibili; Dal tempo della scoperta della cella comunque sono state tramandate queste didascalie, che di seguito riportiamo:

3. "Io sono Filippo chiamato il diavolino / che mai più so stato in prigione ma la mia vita fò martorizzata/ che de a chosì certamente perché fo meschino non feci a nisiuno male…."

4. "Le amorose fiamme il cor me accende/ per tuo amore a le cose mia bella/ se questa infelice vita iqui resta la nostra alo spirto farà da te ritorno…"

5. "Sempre la sua figura adorerò/ sempre servo devoto sarò"

6. "Ego Felippus fermanus…"

7. "Choma signore illustre almo e soprano/ dona, singiore la libertà al poverin marchisano…."

Nel tentativo di una interpretazione del linguaggio del prigioniero è necessario fissare dei punti fermi che dobbiamo ritenere certi perché scritti con coscienza da messer Filippo.

Innanzitutto egli, nelle didascalie 6 e 7 dichiara di essere di Fermo ("Fermanus" "marchisano") e non sarebbe logico pensare che potesse provenire da altro luogo.
In secondo luogo sta parlando (didascalia 1) di una sovrana e di sua figlia Giulia.
Oltre ciò non abbiamo altre notizie, ma per identificare i due personaggi possono venirci in aiuto gli stemmi disegnati dal nostro "narratore", raffiguranti uno stemma con due chiavi incrociate sormontate da un padiglione: si tratta di un contrassegno di carica, cioè "dell'arme di dignità del Prefetto di Roma, gonfalone (o basilica).
Si nota poi un contrassegno di carica accompagnato da onori preminenze e autorità, per esempio d'Ammiraglio, di vescovo[..] Erano prese o concesse pro tempore oppure tramandate nell'arme di quelle famiglie insignite di dignità a titolo ereditario, come nel caso del Gonfalonierato di S.Chiesa dei Farnese".

Questo gonfalone papale si trova nell'arme gentilizie della famiglia Varano (Camerino e Ferrara) "di vaio in punta col gonfalone papale d'oro caricato delle chiavi della S. Chiesa…" .

E' possibile ipotizzare che la sovrana di cui parla Messer Filippo sia Caterina Cybo da Varano, moglie di Giovanni Maria e madre di Giulia da Varano, da identificarsi appunto con la Giulia nominata dal prigioniero.


allo stadio attuale delle ricerche, si è potuti giungere sia in ambito storico che scientifico alle seguenti conclusioni.

Le indagini iconografiche e storiche, attraverso il riconoscimento degli stemmi e di alcuni simboli disegnati da Messer Filippo, hanno reso possibile la definizione di un arco temporale ristretto entro il quale circoscrivere la presenza del prigioniero nella cella. Esso andrebbe dal 1523 (anno di nascita di Giulia Varano Della Rovere) ed il 1547 (anno della sua morte).
Inoltre non si è soltanto definito un lasso temporale, ma si è aperto un vero e proprio scorcio sulla Storia del Rinascimento Italiano, fatto di Signorie, lotte e bramosie di potere.
Le didascalie e le figure di Messer Filippo, ora, sono meno nebulose e possono essere affiancate a dei volti precisi (si veda il ritratto di Giulia Varano riprodotto nel capitolo I del presente lavoro), ricondotte a dei luoghi che a loro volta aprono la strada ad altre storie e microstorie, che si snodano fin nei secoli successivi al XVI.
L'importanza della ricerca storica, per questo studio, sta proprio nell'aver dato la possibilità di considerare la cella nel Torrione di Spilamberto non più solo come una prigione memore dei tormenti e delle sofferenze di un uomo venuto da lontano, ma come un vero e proprio documento storico, scritto su un muro invece che sulla carta, da un uomo colto e "fermanus".
La leggenda del mercante, in questo nuovo contesto storico, non va dimenticata, ma storicizzata anch'essa, come parte integrante delle vicende che ruotano intorno alla cella.
Per questo sarebbe opportuno poter approfondire la pista che si è delineata nel presente lavoro, con ricerche di archivio nei territori emiliani e delle Marche; infatti, avendo delimitato il periodo storico entro il quale muoversi risulterebbe sicuramente più facile un tentativo di approfondimento ulteriore delle ricerche.

Le indagini scientifiche sono state effettuate con lo scopo di rispondere ad alcuni quesiti riguardanti la tecnica esecutiva dell'opera, la composizione dei materiali costituenti il supporto, la miscela pigmentata delle forme grafiche ed infine il loro stato di conservazione.
Per quanto riguarda la composizione dell'intonaco di supporto le analisi hanno rilevato che si tratta di una malta in cui il gesso costituisce sia l'aggregato (pietra di gesso macinata grossolanamente) che il legante (ricavato dalla cottura a bassa temperatura di pietra di gesso trasformata da gesso biidrato a gesso emiidrato), con la presenza minoritaria di sabbia silicatica.
Per quanto riguarda l'identificazione della composizione del pigmento la situazione è un po' più complessa.
Abbiamo visto come una miscela pittorica che viene generalmente definita tempera sia costituita da un pigmento o da un colorante e da un medium (legante) che la fissa al supporto, provvisto o meno di uno strato preparatorio.
Grazie all'osservazione delle sezioni stratigrafiche al microscopio è stato possibile determinare che la miscela colorata è stata stesa sul supporto senza alcuna preparazione. Ciò ci fornisce un primo dato sulla tecnica esecutiva dell'opera.
Sia i saggi micro e isto chimici che il micro FT-IR, hanno evidenziato la presenza nello strato pittorico colorato di una sostanza proteica, e, più nello specifico lo FT-IR ha rilevato la presenza di una seconda sostanza organica tipo estere.
Il dato della presenza delle proteine ci fa dedurre che il legante della "tempera" utilizzata da Messer Filippo dovesse essere di natura organica e più precisamente proteica. Le proteine possono provenire da diverse sostanze (alimentari e non) che Messer Filippo poteva procurarsi durante la sua prigionia e solo un'analisi più specifica può essere in grado di determinarne la natura.
Al momento, sono in corso ulteriori analisi di laboratorio, atte a determinare con più precisione la natura del legante (proteine derivanti dall'uovo, dalla caseina, dai vegetali, etc.)
Assodata la presenza di proteine e quindi l'uso di un legante proteico, bisogna chiedersi se dalle analisi già effettuate è possibile capire se Messer Filippo usò un pigmento vero e proprio, o semplicemente una sostanza colorante.
Il ferro, dato che potrebbe far propendere verso l'ipotesi dell'uso di un pigmento che lo contiene (tipo terra di Siena bruciata), non risulta così considerevole all'analisi EDS. Tuttavia viene rilevato al Raman, come forma intermedia di Fe(III).
A questo punto si potrebbe pensare al fatto che il ferro è un elemento che può essere contenuto anche in altre sostanze quali il sangue, o un brodo vegetale colorato con estrattivi di piante o frutti (come un brodo di fagioli per esempio). Potrebbe infatti, essere stata la stessa sostanza agglutinante che Messer Filippo utilizzò per creare la sua miscela ad averle impartito una certa sfumatura cromatica.
Il dato che da tutte le analisi della pellicola pittorica emerge con certezza è la presenza del C. All'interno della cella e in tutto il Torrione, come abbiamo detto in precedenza, dovette svilupparsi un incendio che ne annerì le pareti.
Le analisi archeometriche confermando la presenza in quantità considerevoli nella pellicola pittorica del C suffragano l'ipotesi dell'uso del nerofumo come sostanza colorante principale delle pitture di Spilamberto.
L'analisi chimica in EDS e l'analisi micro FT-IR hanno rilevato la presenza di gesso nella pellicola pittorica: in particolare l'EDS ha rilevato la presenza dello S e del Ca in quantità considerevoli, mentre il micro FT-IR ha precisato la banda caratteristica del gesso.
Questa presenza potrebbe spiegarsi in due modi: sicuramente, anche se di neoformazione, il gesso è presente come forma di degrado sullo strato pittorico e perciò la sua banda si evidenzia all'analisi IR. In secondo luogo, nel caso dell'EDS, potrebbe essere possibile che il pennello del SEM, considerato il minimo spessore della pellicola pittorica, abbia rilevato anche una piccola parte del supporto.
Allo stato attuale delle indagini non siamo ancora in grado di definire con precisione la miscela utilizzata nella cella, tuttavia due dati ci farebbero propendere verso l'ipotesi che il prigioniero usò materiali disponibili in loco: innanzitutto la presenza del carbonio che era abbondante all'interno della cella, ed in secondo luogo le proteine che potrebbero essere derivate dall'alimentazione. Esso infatti non assomiglia ai classici strati delle pellicole pittoriche costituite dai pigmenti standard in uso nelle diverse epoche. Non si rilevano particelle cristalline al suo interno e la stessa forma dello strato ha più l'aspetto di una crosta che di una pellicola pittorica ben miscelata e adesa al suo supporto.
In virtù dei dati che si sono acquisiti, sarebbe utile, in futuro, una ricerca sull'edificio del Torrione per verificare con precisione quando esso subì l'incendio e quali oggetti o quali sostanze (derrate alimentari per esempio) in quel momento erano in esso contenute.
Riguardo alla conservazione ed al degrado delle pitture grazie alle indagini scientifiche si è potuto determinare che esse sono rivestite da un film di gesso bianco di neoformazione che ne compromette in parte la leggibilità.
Infine l'analisi microclimatica ha permesso di identificare che la parete est (parete B) è la maggiormente esposta all'irraggiamento solare. Ci sembra significativo sottolineare questo dato poiché nel capitolo 5.0 del presente lavoro abbiamo riscontrato come la parete in cui sono presenti le maggiori lacune non sia la B, bensì la C.
Sicuramente la pellicola pittorica della parete B è molto degradata rispetto a ciò che si può osservare nelle foto d'archivio degli anni sessanta, ma la situazione che si presenta nella parete C è ben peggiore.
Dato che essa non è soggetta a condizioni ambientali particolari come nel caso della parete B si può supporre che la causa della totale scomparsa di ben quattro figure dalla parete in questione possa essere attribuita ad un intervento umano. Inoltre all'analisi all'EDS dello strato pittorico si è riscontrata la presenza del cloro. Esso potrebbe essere un residuo di prodotti utilizzati nel tentativo di pulire le pareti dal nerofumo depositato su di esse.

In conclusione, la cella di Messer Filippo va considerata un bene di riguardo da salvaguardare non solo come testimonianza di un luogo di dolore e di sofferenza di un uomo, ma anche come documento della nostra Storia.
In questa ottica e considerate anche le proposte didattiche presentate nel capitolo 10.0 del presente lavoro, come prospettiva futura si potrebbe considerare anche un progetto di valorizzazione della cella mirato nello specifico alla fruizione di essa da parte del pubblico e da parte degli studenti delle istituzioni scolastiche del territorio.

Cella messer filippo

 

Video su Spilamberto



Get the Flash Player to see this player.

time2online Extensions: Simple Video Flash Player Module

Attività a Spilamberto

Shopping a Spilamberto - Scopri tutte le attività, i negozi, gli artigiani, le ditte del paese!
Shopping a Spilamberto - Ricerca attività
Onoranze funebri a Spilamberto - Servizio continuo 24 su 24

Vetrine in primo piano