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Museo archeologico di Spilamberto

Museo archeologico mostra spilambertoL'antiquarium di Spilamberto è nato dalla mostra permanente "Archeologia nel Fiume Panaro" inaugurata nel 1979 per presentare i primi risultati delle ricerche archeologiche condotte nell'alveo del fiume Panaro nel territorio tra Spilamberto e S. Cesario.

A partire dalla fine degli anni settanta, infatti, scoperte fortuite, ricognizioni e ricerche sistematiche hanno permesso di riconoscere e documentare aspetti e momenti dell'antico popolamento umano della zona.
Tali indagini, dirette dalla Soprintendenza Archeologica dell'Emilia Romagna e da numerosi studiosi intervenuti nei diversi momenti della ricerca, hanno avuto sviluppi ed esiti diversi su alcune aree del territorio comunale, in particolare nella zona collinare e lungo l'alveo del fiume Panaro, fra Spilamberto e S. Cesario.
Ai depositi pleistocenici dei primi rilievi collinari sono da riferirsi le più antiche tracce della presenza dell'uomo in questi luoghi. Ai margini di quest'area è inoltre segnalato un insediamento dell'età del Bronzo.

Dall'alveo del fiume Panaro e dalle circostanti cave che tagliano sedimenti di conoide d'età pleistocenica superiore ed olocenica antica proviene la maggior parte della documentazione archeologica pre-protostorica.
Rinvenimenti casuali ed indagini programmate estese al restante territorio comunale rendono più chiaro il quadro della frequentazione umana in epoca recente.
Tracce di suddivisioni agrarie e fattorie d'Età Romana, due pozzi da acqua occlusi in Età tardoantica, scarichi, arginature e strutture produttive d'Età Postclassica danno voce alla storia di Spilamberto fino alle soglie del XX secolo.

L'ANTIQUARIUM DI SPILAMBERTO
Il percorso espositivo - esplicativo dell'Antiquarium di Spilamberto, organizzato in senso crono - culturale si articola su tre sale dedicate rispettivamente a PRE-PROTOSTORIA, ETA' ROMANA e TARDOANTICA, ETA' POSTCLASSICA
PRE - PROTOSTORIA
Raccoglie le testimonianze della più antica frequentazione umana del territorio: dal tardo Paleolitico Inferiore all'Età del Ferro. In quest'ambito particolare risalto assumono gli aspetti insediativi neolitici e quelli dell'abitato e della necropoli dell'Età del Rame, eccezionalmente ben documentati nell'alveo del fiume Panaro.
Inoltre, seppure scarsi, sono significativi i dati riguardanti le prime fasi dell'Età del Bronzo, altrove nel Modenese, pressoché sconosciute.

ETA' ROMANA e TARDOANTICA
Al momentorisulta allestita soltanto la sezione Tardoantica. Questa ospita la documentazione di scavo di due pozzi da acqua rinvenuti nell'alveo del fiume Panaro.
Di particolare interesse è il pozzo 1, le cui caratteristiche di riempimento permettono di indicare un suo uso finale come pozzo deposito.
Per ciò che concerne il settore dedicato al popolamento d'Età Romana se ne prevede l'allestimento nel corso del 2000.

ETA' POSTCLASSICA
La sezione relativa all'età Postclassica, la cui inaugurazione è prevista nel 2001, raccoglierà i frutti di indagini archeologiche condotte nel centro storico, a S. Vito e, più in generale, nell'intero territorio comunale, databili tra il XIV ed il XX secolo, con particolare riguardo al XVI-XVII secolo.

Parallelamente allo studio delle fasi archeologiche, la raccolta e l'analisi dei dati paleoambientali, che si avvalgono della geologia e delle altre scienze naturali (paleobotanica, palinologia) permettono di seguire l'evoluzione del paesaggio antico, determinante per capire l'evoluzione e le forme di adattamento dell'uomo.

Il territorio di Spilamberto è caratterizzato dal corso del fiume Panaro e dai conoidi che si sono formati a partire del Pleistocene, nei periodi glaciali a causa della scarsa vegetazione, della forte erosione, che ha provocato l'apporto sedimentario. I periodi interglaciali, caratterizzati da una minore erosione e da una vegetazione più ricca hanno permesso una stabilizzazione del suolo in seguito alla pedogenesi e hanno fatto divenire i terreni dei conoidi come i meglio apprezzabili dalle comunità preistoriche. Oltre alla vicinanza del fiume che costituiva la principale risorsa idrica, i terreni occupati dal paleosuolo risultano essere i più adatti alle coltivazioni agricole.
Nel territorio di Spilamberto sono stati riconosciuti tre grandi conoidi: .

Pleistocene inferiore - medio: inizio della sedimentazione dei conoidi, di cui rimangono oggi tratti dei terrazzi di Castelvetro, Collecchio, Cà di Sola e del territorio tra fiume Panaro e torrente Guerro.

Pleistocene superiore: in questo periodo si forma il conoide tra Vignola e Spilamberto sulla sinistra del Panaro con al tetto un paleosuolo. .

Olocene (tra Neolitico ed età del Bronzo): è l'ultimo conoide, non più attivo ed in corso di erosione dal fiume attuale. Tracce di questo conoidi si ritrovano a Savignano, ove un insediamento neolitico si colloca al tetto e soprattutto a Spilamberto nell'alveo del Panaro ove le ghiaie ricoprono la necropoli eneolitica e un abitato del Neolitico recente. In quest'area la deposizione del conoide si può datare al XV sec.a.C. circa.

Negli ultimi 10000 anni oltre ai fattori climatici è anche la presenza dell'uomo a condizionare i tipi di vegetazione.
Dopo il sensibile aumento di temperatura (8-10°C) registrato intorno al 10.000 a.C. il clima è migliorato progressivamente fino all'optimum climatico raggiunto nel periodo atlantico (5500-2500 a.C.).
Nella pianura padana i dati pollinici mostrano un ambiente caratterizzato nel preboreale dal pino, nel boreale da tiglio e acero con un progressivo aumento dell'olmo, mentre nell'atlantico sono predominanti l'abete e il faggio, che risulterà emergente nel subatlantico. La crescente antropizzazione mostra un'esplosione nel subatlantico del castagno e un incremento del prugno e del noce, nonché una forte evidenza dei cereali (orzo, farro, avena).
Nell'intento di ricostruire le vicende climatiche dell'antichità sono stati prelevati dei campioni di terreno e raccolti i resti carboniosi durante gli scavi della necropoli eneolitica e degli abitati neo-eneolitici. .
A Spilamberto l'analisi dei pollini descrive un paesaggio presso la necropoli interessato da prati umidi, prossimi al fiume che forse saltuariamente poteva inondarli, mentre nell'area degli abitati era più forte la componente forestale e marcata la presenza dell'uomo con abbondanza di cereali.

Il fiume Panaro attraversa da anni un'intensa fase erosiva che conduce al graduale smantellamento di depositi di conoide d'età pleistocenica ed olocenica. All'interno di questi ultimi, sul greto del fiume, nei territori di Spilamberto e di S. Cesario dal 1977 ad oggi sono così venute alla luce testimonianze di numerosi siti preistorici e tracce d'età storica.
In più riprese, al calare di ogni piena, si sono effettuati recuperi su paleosuperfici in via di totale erosione, mentre sondaggi e scavi sistematici, condotti dalla Soprintendenza Archeologica dell'Emilia Romagna, hanno interessato alcuni siti neolitici, la necropoli eneolitica e due pozzi da acqua di età romana.
E' stato possibile individuare tre episodi principali d'insediamento: il primo riferibile ad un aspetto piuttosto antico della Cultura dei vasi a bocca quadrata (pieno Neolitico, metà del V millennio a.C.); un secondo che documenta la successione di più momenti della Cultura di Chassey-Lagozza (Neolitico recente, fine del V, prima metà del IV millennio a.C.); un terzo con relativa necropoli ascrivibile al Gruppo di Spilamberto (Eneolitico, primi secoli del III millennio a.C.).
Fra le testimonianze di quest'ultimo aspetto assumono particolare rilevanza, per le implicazioni sociali e rituali di cui sono mute indicatrici, le sepolture della necropoli eneolitica del Panaro: di esse sono esposte otto sepolture (su 39 recuperate) e la totalità dei corredi funebri.
Completano la mostra i materiali provenienti dallo scavo di due pozzi da acqua, uno dei quali parzialmente rimontato nei locali espositivi ed il cui lungo uso si è concluso con il loro definitivo abbandono fra la fine del VI e gli inizi del VII sec.d.C.
Di questi il pozzo 1, per il tipo e le modalità di giacitura di resti archeologici contenuti, si configura come "pozzo deposito". Fa cioè parte, come altri del modenese, di questi pozzi che, scavati in origine per attingervi acqua, in un periodo di forte instabilità politico - militare conseguente al confronto armato longobardo - bizantino, vengono utilizzati per occultare oggetti d'uso quotidiano: veri e propri "tesori" per le comunità rurali qui insediate.

L' ETA' ROMANA
Un momento storico che ha caratterizzato tutta la pianura padana e ha lasciato tracce consistenti fino ad oggi è stata la conquista da parte di Roma tra III e II sec.a.C.
Mentre si fondavano nuove città (colonie di cittadini romani o colonie di cittadini latini) si procedette alla costruzione di grandi strade di collegamento e alla parcellizzazione del territorio con la cosiddetta centuriazione. Questo intervento comprendeva assi perpendicolari tra loro chiamati cardini e decumani posti a circa 700-710 m uno dall'altro costituiti da strade minori e fossati volti a controllare il regime idrico di torrenti e di risorgive. Si era formato un reticolo di centurie che delimitavano i terreni assegnati in misura diversa ai coloni nuovi arrivati. Ancora oggi si riconoscono le tracce della centuriazione conservate grazie alla continua persistenza e al riutilizzo delle stesse infrastrutture in gran parte della pianura padana durante le successive fasi del medioevo e dell'età moderna.
Le città, veri e propri agglomerati urbani, costituivano il fulcro della vita politica ed economica per tutto il popolamento organizzato in centri minori come i vici e i pagi o in ville e fattorie inserite all'interno delle centurie.

IL MEDIOEVO E L'ETA' MODERNA
Dopo i notevoli cambiamenti avvenuti nei secoli successivi alla caduta dell'impero
romano si assiste ad una riorganizzazione del popolamento tra IX e X sec.d.C. con la creazione di nuovi centri abitati. In seguito alla necessità di difendere la popolazione e le forme di sussistenza economica nascono piccoli agglomerati che si trasformeranno lentamente in borghi sotto il controllo di conti o signori locali con l'appoggio del potere politico e religioso.

LA DIDATTICA
Il Museo offre possibilità a vari livelli sull'argomento:
- pannelli esplicativi abbinati alle vetrine, dal testo agile ma completo, corredati dal necessario apparato iconografico;
- un depliant in tre lingue;
- un testo di approfondimento;
- un sistema multimediale di semplice accesso tarato per un'ampia varietà di approcci;
- visite guidate su prenotazione;
- incontri propedeutici per insegnanti

 

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