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Home Spilamberto e la sua storia

La storia di Spilamberto

storia di SpilambertoLa storia di Spilamberto fino ai primi del XX° secolo.

Le testimonianze più antiche della presenza umana sul territorio adiacente a Spilamberto risalgono a circa 100.000 anni fa.
Erano cacciatori nomadi che si aggiravano fra le zone collinari del basso appennino e le piane intorno al fiume Panaro.
Necropoli, villaggi, bivacchi testimoniano la permanenza dell'uomo, per millenni.
E' del 776 d.C. la prima documentazione che attesta prorietà del nostro territorio all'Abbazia di Nonantola; in loco i monaci fecero costruire un ospizio al servizio dei pellegrini che si accingevano a valicare a piedi i passi appenninici per scendere a Roma.
Il primo feudatario fu Bonifacio di Toscana, padre della famosa Matilde di Canossa.
La leggenda vuole che il toponimo Spilamberto derivi da Spina Lamberti: un certo cavaliere "Lamberto" (citato in uno scritto del 1026) sarebbe morto nella zona a causa di ferite procurate da Rovi (spine) di cui era infestato il territorio.

Nel 1210 il comune di Modena diede il via alla costruzione di una rocca e di una cinta muraria ad un piccolo borgo sulla sponda sinistra del Panaro. Intendevano porre un caposaldo nei confronti dei Bolognesi, che a loro volta avevano costruito un roccaforte in località Piumazzo, a pochi km dalla riva opposta del Fiume Panaro.
Così nacque Spilamberto. Dentro le mura, poi, i monaci nonantolani vollero erigere una chiesa dedicata a San Adriano Papa, inopinatamente morto mentre transitava sulle nostre terre durante un viaggio. Naturalmente i Modenesi vollero erigere una chiesa a salvaguardia di parte del popolo che faceva capo al Vescovo più che ai monaci, venne eretta la chiesa poste l'un di fronte all'altra.
Anche oggi, chi entra in Spilamberto dalla porta del castello ha modo di constatare la situazione. Infatti lungo la fiancata di San Giovanni troverà scritto con lettere opportunamente distanziate: " Ecclesia plebis Spinalamberti divo Joanni Sacra praecursori", cioè "chiesa plebana sacra al precursore San Giovanni". "Chiesa plebana di Spilamberto...", non tutti sanno che il titolo di "plebana", per una chiesa, è come un antico diploma di nobiltà per una famiglia: chi l'ha se ne vanta. Ma adesso, voltandosi a destra e osservando la facciata di Sant'Adriano, alla sommità del portale c'è come una precisazione polemica, "Antiquior Eccl. Paroch. Spilam. Sancto Adriano III Pont. dicata" cioè questa è la più antica chiesa parrocchiale di Spilamberto dedicata a Sant'Adriano III Pontefice".
Se dunque San Giovanni è l' "ecclesia plebis", Sant'Adriano può vantare un quarto di nobiltà ben più insigne, quello hche deriva dall'essere, fra le due, la più antica e la più veneranda.

Stemma del Comune di Spilamberto
Divisioni dempre presenti: il fiume Panaro e, di conseguenza il castello di Spilamberto, divennero così un'importante zona di confine non solo fra le due città di Modena e Bologna, tradizionalmente rivali (Modena ghibellina, Bologna guelfa), ma fra due regioni; Emilia e Romagna.
Modena e Reggio, secondo Leandro Alberti nel trattato "Descrizione di tutta Italia" (ed. 1550) appartenevano ad una "Lombardia di qua dal Po". si può pensare che le radici di questa differenza quasi etnica si possa trovare fra la cultura longobarda (Emilia) e la cultura bizantina (Romagna). Spilamberto quindi sorgeva in una zona veramente strategica che non delimitava solo due territorietà cittadine, ma addirittura due culture storicamente diverse.
Nel 1252 un incendio distrusse gran parte degli edifici dentro le mura; dalla successiva ricostruzione nacque una grande torre per rafforzarne le difese: il torrione, simbolo attuale di Spilamberto. A metà del XIV, secondo Aldobrandino d'Este compì un atto di grande importanza per la storia di Spilamberto: conferì il castello ed i territori circostanti ad una nobile famiglia, i Rangoni.

Nel 1394 avvenne l'investitura in perpetuo, dal "dizionario degli Stati estensi" di Girolamo Tiraboschi: "...Mero e misto imperio...con facoltà di...comandare agire, fare, punire tutti e ciascuno singolo...". L'investitura fu poi confermata nel 1453 dal Duca Borso d'Este. Questo patto feudale ribadisce comunque la "superiorità" del concedente e la posizione "servile" dei Rangoni nei confronti del Duca Borso e degli Estensi.
Una particolare attenzione va poi data alle donne dell'antica casata. Alla Marchesa Bianca Rangoni venne conferito, all'inizio del XVII secolo, il potere di governare il castello di Spilamberto, la sua giurisdizione, ed i beni in esso posti.
La saggezza e la lungimiranza con cui tenne il potere saranno palesati dal "Rinascimento economico" e dal miglioramento del tenore di vita nel feudo.
La grande Marchesa patteggiò con grande diplomazia il matrimonio fra suo figlio Giulio e Ottavia Farnese, appartenente ad un ramo cadetto della nobile famiglia del Duca di Parma.
Con ciò ottenne la concessione della grazia per suo marito Ludovico, implicato in un "caso di stato". Questi aveva dimostrato stranezze eccessive in varie circostanze a tal punto da essere considerato "non essere più uomo". Oltre a queste parti diplomatiche si guadagnò le simpatie dei Duchi di Modena: Virginia de'Medici e Cesare d'Este che la rispettavano ed ebbero grande fiducia in lei.
Tra il 1609 ed il 1610 il Duca di Modena accolse la richiesta della Marchesa Bianca Rangoni di istituire, all'interno delle mura castellane, un filatoio.
La nascita del nuovo opificio era favorito dalla presenza del "canalino castellano", acque che venivano utilizzate nel borgo per usi domestici. Il canale fu deviato e la fabbrica sorse nell'attuale via Sant'Adriano. Le spese sostenute furono a carico della Famiglia Rangoni. Il progetto del "filatoio" venne realizzato da un certo Ugolino Bolognese, esperto nella produzione della seta.
L'allevamento del baco da seta e la coltivazione del gelso bianco hanno rappresentato una caratteristica importante nella realtà di Spilamberto.
Nella seconda metà del XVII secolo lavoravano circa 120 persone (in maggioranza donne), senza considerare la raccolta delle foglie di gelso.
Dopo oltre tre secoli, nel 1932, chiudeva la "filanda" voluta dalla Marchesa Bianca Rangoni...

Riferimenti bibliografici:
"Spilamberto Comunità e Signoria dei Rangoni nel secolo XVI" - Autrice: Criseide Sassatelli
"
Che ogn'un si guardi " - Autrice: Criseide Sassatelli - Casa Editrice: Artioli Editore
"Fin come la seda" - Autori: Gianna Comani - Uliano Morandi - Casa Editrice: Tipart Vignola
"Il <Prete delle mute> Severino Fabriani" - Autore: Antonino Leonelli

 

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